Come comunicare all'anziano con demenza senile

Suggerimenti su come farlo al meglio


Quando un anziano è affetto da demenza senile, tra le situazioni più complicate da gestire, vi è sicuramente la difficoltà di comunicare.

Attività che è necessario preservare il più a lungo possibile per affrontare al meglio la malattia.

Ma è anche vero che, indipendentemente dalla volontà di chi è affetto da Alzheimer e di chi si prende cura di lui, il declino delle capacità linguistiche, come di quelle cognitive, è spesso inesorabile.

La conseguenza è che si vanno ad innescare sensazioni di inadeguatezza tanto nell’assistito quanto nel caregiver.

Nel primo, sviluppando stati d’animo di disagio e avvilimento, nel secondo, sentimenti di colpevolezza e inidoneità.

Queste situazioni sono fonte di stress e di vuoti comunicativi per entrambe le parti e vanno ad aggravare le già negative conseguenze della malattia.

Le normali funzionalità quotidiane come mangiare, lavarsi, o semplicemente mettersi o alzarsi dal letto, risultano ancora più pesanti e rallentate proprio per la difficoltà di comunicare e per la sensazione di incapacità e di incompetenza che si vanno a sviluppare nel caregiver.

Non è facile assistere persone fragili come i malati di Alzheimer.

Anzi, spesso, sentimenti come solitudine e sconforto hanno il sopravvento generando sensi di colpa difficili da gestire.

E’ anche vero però, che non si può pretendere di occuparsi in modo esclusivo di qualcuno che necessita di assistenza continua, ma occorre accettare di rivolgersi senza timore a persone professionalmente preparate che possano essere di ausilio e di sostegno in un momento così complicato della vita.

Lo è senz’altro, oltre che per l’aspetto pratico, anche per la sofferenza e il carico emotivo a cui si viene quotidianamente sottoposti.

Non è affatto semplice assistere alla decadenza psicofisica di chi si ama profondamente, soprattutto quando chi è affetto dalla malattia è un parente a noi caro come un padre o una madre.

E spesso, il senso di colpa, e la paura di farsi sostituire da altri nell'assistenza all’anziano, fanno trascurare l’importanza della cura che va riservata anche alla propria persona, con la convinzione che l’ausilio e il conforto ideali siano esclusivamente quelli che noi stessi riserviamo a chi si ama.

Se per certi aspetti può essere vero, è altrettanto certo che per occuparsi in modo efficace di qualcuno, è essenziale godere di un benessere psicofisico equilibrato e stabile.

Perché riuscire a ottemperare a tutte le esigenze di chi ci è caro, richiede una tranquillità e una serenità emotiva essenziali tanto quanto il tempo e la qualità che si dedicano all’assistenza.

Per affrontare al meglio ed evitare che le situazioni di demenza senile abbiano il sopravvento (limitando in modo definitivo la comunicazione verbale), è necessario mettere in pratica tutta una serie di tecniche e accorgimenti che possono aiutare a stabilire un contatto continuativo nella comprensione reciproca.

Innanzitutto evitare di lasciarsi andare a emozioni depotenzianti, seppur legittime, di irritabilità o impazienza, ma concentrarsi sul significato non verbale dei gesti e delle espressioni facciali.

E' importante cercare di parlare sempre con rispetto alla persona con la quale si ha a che fare, perché la dignità di chi è malato è cosa altrettanto preziosa quanto la cura che gli viene riservata: ricordiamoci che, chi è affetto da Alzheimer, continua ad amare e a sentire le premure di chi lo assiste, e tende a reagire positivamente ad atteggiamenti amorevoli e gentili.

Altra cosa essenziale è posizionarsi frontalmente al paziente mantenendo un contatto visivo continuo, ricordare all’assistito chi siamo, e cercare di spiegargli le attività che si stanno svolgendo in modo da renderlo costantemente partecipe.

Inoltre, rassicurarlo e incoraggiarlo a rispondere nei modi in cui gli è possibile, attraverso gesti o espressioni facciali.

L’esperienza maturata nel trattare persone con demenza senile, fa indubbiamente la differenza: riuscire a comprendere attraverso la comunicazione non verbale quali sono le richieste e le emozioni del malato è un elemento decisamente importante per una corretta assistenza.

Un altro sistema piuttosto efficace è quello di utilizzare ripetutamente le stesse parole, una sorta di parole chiave che a lungo andare risultano familiari e facili da seguire, dando ovviamente il tempo di comprendere ed, eventualmente, di eseguire semplici comandi quando ciò sia possibile.

Mantenere a lungo lo stesso argomento durante una conversazione (che risulti piacevole all’anziano) può facilitare la comunicazione, magari facendo domande semplici e suggerendo in modo sottile le risposte, così da farlo sentire gratificato dalla formulazione di una risposta corretta.

I sistemi che facilitano la comunicazione con chi è affetto da patologia di Alzheimer risultano essere molto utili, ma occorre tenere a mente che è sempre lo stato d'animo col quale ci si predispone all'assistenza, a fare la differenza. E ricordare, inoltre, che chiedere aiuto in caso di necessità, rimane un’opzione decisiva per la propria, e l’altrui, serenità.

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